La Resistenza del Donbass espelle i neofascisti
Dal sito l’interferenza(www.linteferenza.info) articolo di Stefano Zecchinelli del4 settembre 2015

1. Un video pubblicato recentemente da
VoXKomm – poi ripreso in Italia dai giornali online Pop Off e Contropiano –
mostra la sostanziale irrilevanza delle organizzazioni neofasciste e
nazionaliste di ultradestra all’interno della Resistenza del Donbass. Il
giornalista Carlo Perigli ha correttamente parlato di impatto solo mediatico
dei fascisti. (1)
Come mai, allora, i media premono così tanto su queste presenze risibili?
L’obiettivo è forse quello di screditare un movimento di liberazione nazionale
– quello del Donbass – che rivendica istanze sociali sacrosante, davanti ad una
chiara offensiva imperialista americana contro la Russia ?
La realtà è ben diversa e sono gli stessi dati a confermala: nel Donbass l’area
di estrema destra non conta più di 240 combattenti, ovvero lo 0,9 % dei
guerriglieri in campo. Dopo l’abbandono del gruppo Rusich i mini gruppi
impegnati nel conflitto sono: RNU, Varyag, Imperial Legion, Kornilovites,
Legion of st. Istvan, Serbian Action, Falanga, Unknown, Novorossyan Fighters.
Si tratta di forze irrilevanti militarmente e troppo spesso manipolabili (e
soggette a infiltrazioni di vario genere); ciò nonostante sono estremamente
attivi in rete e offrono una visione fasulla della Resistenza del Donbass nel
suo insieme e nella sua complessità. La solidarietà e la propaganda della
destra radicale europea poggia più sul folclore di tali gruppi – i quali si
esibiscono in rete con saluti romani, mostrando tatuaggi e teste rasate – che
sulla loro abilità nel combattimento. E’ forse un caso che nessun gruppo di
destra ha mai preso parte ad azioni importanti contro l’occupante – quello sì
anch’esso neonazista – di Kiev ?
In Italia vari gruppi hanno manifestato simpatia per i nazionalisti di destra
del Donbass, snobbando volutamente il carattere antifascista e socialista di
gran parte dei miliziani combattenti. Secondo Victor Shapinov, dirigente del
movimento marxista Unione Borotba (Lotta) “naturalmente, la Repubblica popolare
di Donetsk e Lugansk non sarà socialista” (2), molti
oligarchi mireranno a riciclarsi come patrioti o nazionalisti moderati, eppure
– ricorda il dirigente di Borotba – “la creazione di repubbliche popolari,
l’esperienza della lotta di massa anti-fascista, antimperialista e
anti-oligarchica, ha indubbiamente spostato a sinistra non solo l’Ucraina
sud-orientale, ma l’intero spazio post-sovietico’.
Mentre a Maidan gruppi anarchici e socialdemocratici in esigua minoranza si
sono accodati ai nazionalisti conservatori come Svoboda e neonazisti come Pravy
Sektor nella distruzione delle statue di Lenin, nel Donbass i monumenti eretti
in onore dei caduti dell’Armata Rossa vengono protetti. Borotba per questo
motivo ritiene che “In questo senso c’è un profondo divario di classe. E se
siete alla ricerca dei semi del socialismo da qualche parte in Ucraina, è ai
movimenti del sud-est che dovete guardare”.
Chi combatte, dunque, nel Donbass? Si tratta sicuramente di un fronte popolare
ampio ed eterogeneo che tiene uniti i lavoratori con settori piccolo borghesi
legati ad ambienti religiosi ortodossi. La stessa bandiera della Novorossia
incrocia i simboli della Comune di Parigi del 1871 con la Croce ad X di
Sant’Andrea fondatore della sede episcopale di Bisanzio. Un movimento
antimperialista in cui i comunisti e i socialisti cercano – bisogna essere
obiettivi: a fatica – di ottenere la piena egemonia.
In altre parole, siamo di fronte ad una genuina lotta antimperialista, seppure
non priva di contraddizioni al proprio interno, il cui sbocco, al di là dei
giudizi ottimistici di taluni, non sarà necessariamente quello di una società
pienamente socialista.
James Petras, ad esempio, non esclude la possibilità proprio di una Rivoluzione
socialista. Leggiamo:
“L’incapacità della Giunta di Kiev di sviluppare una strategia economica, la
violenta presa del potere e la repressione dei dissidenti pro-democrazia
nell’est ha portato ad una situazione di “dualismo di potere”. In molti casi,
le truppe inviate per reprimere i movimenti pro-democrazia hanno abbandonato le
armi, hanno abbandonato la Giunta Kiev per unirsi ai movimenti di emancipazione
nell’Est”.
[…] Segnali
assolutamente chiari, la lotta in Ucraina non è tra gli Stati Uniti e la
Russia, è tra una Giunta imposta dalla NATO, formata da oligarchi
neo-liberalisti e fascisti da una parte e gli operai dell’industria e le loro
milizie locali e consigli democratici dall’altra. I primi difendono e
obbediscono al FMI e Washington; i secondi si basano nella capacità produttiva
dell’industria locale e riflettono la maggioranza”. (3)
Può questo dualismo di potere (borghesia/proletariato; imperialismo/Stati
indipendenti) volgere verso il socialismo? L’antifascismo può trasformarsi in
un ben più radicale antimperialismo che spinga fino alla completa
socializzazione dell’economia? Per ora, non si possono dare risposte certe in
tal senso.
2. La propaganda occidentale sul conflitto in corso è del tutto
fuorviante. Nella Novorossia, la vita per i neofascisti è molto dura. La
Brigata Prizrak ha recentemente espulso l’Unità d’assalto Phoenix proprio per
il suo orientamento politico ambiguo. A seguire il messaggio della DKO ovvero
Unità dei Volontari Comunisti:
“Amici, i primi frutti del lavoro dei commissari della brigata:
Grazie al lavoro del Commissario della 1° Unità, Timur “Faust” è stata
soppressa l’attività del gruppo politico neo-fascista “Unità d’assalto Phoenix”
che stava attuando un lavoro di propaganda distruttiva tra i soldati della 1°
Unità del 2° Battaglione della Brigata Prizrak.
Proprio durante questa settimana, il Commissario “Faust”, conversando con i
soldati della 1° Unità ha dimostrato la nocività della posizione politica dei
leader dell’organizzazione, e in occasione della riunione generale della 1°
Unità, i combattenti hanno deciso all’unanimità di espellere dai propri ranghi
tutti gli appartenenti al gruppo neonazista.
Quattro degli uomini, nel loro analfabetismo politico che facevano parte
dell’organizzazione, realizzata la nocività del neonazismo, hanno rinunciato a
queste idee e sono rimasti a servire la 1° Unità.
I tre leader del gruppo neo-nazista sono stati disarmati ed espulsi dalla
Brigata, in base alla volontà dei combattenti e l’accordo del Comando.
Della loro sconfitta hanno parlato pubblicamente, nel loro gruppo Vkontakte, i
leader dell'”Unità d’assalto Phoenix”,” Andrey Rodionov (“Viking”) e Andrey
Afanasiev (“Czeslaw”).
I neo-nazisti si sono lamentati che, e cito: “…in relazione all’atmosfera
sfavorevole nella Brigata Prizrak nei nostri confronti, l'”Unità d’assalto
Phoenix”, composto da Rodnovers, patrioti nazionali russi, ha deciso di
abbandonare la Brigata …”
Fonte: Comitato per il Donbass antinazista, pagina facebook
Non è accaduto solo questo, nel Donbass l’antifascismo interno è più che
operativo. Il Commissariato Faust ha indagato ed identificato tre nazionalisti
di destra al Posto di Blocco 31 – riportano gli amici del Comitato del Donbass
antinazista – perché svolgevano propaganda fascista.
La disinformazione portata avanti in Italia, prontamente, da gente come la
leghista Irina Osipova attivissima su facebook, non ha impedito la corretta
circolazione delle notizie grazie anche al lavoro dei comitati antifascisti
locali.
Per capire, invece, chi davvero combatte nell’est Ucraina contro l’imperialismo
statunitense e i suoi fantocci di Kiev, è sufficiente leggere la testimonianza
di un giovane comunista colombiano che si è unito ai combattenti del Donbass,
così come altri giovani sudamericani e spagnoli, e che usa come nome di
battaglia, Alfonzo Cano, in memoria del comandante delle FARC:
“Per me, Alfonso Cano rappresenta la lotta per il popolo. E’ un modo di dirlo
alle Farc che non sono soli e che c’è gente in altri stati che cerca di
contrastare le ingiustizie del mondo”. (4)
Questo giovane si trasferì in Spagna all’età di 10 anni ed è lì che cominciò ad
avvicinarsi al marxismo:” “Fin da quando arrivai in Spagna cominciai a
chiedermi il perché delle cose, e quindi cominciai a rendermi conto delle ingiustizie
sociali e delle differenze di classe. Penso che sia stato da lì che ho iniziato
ad avvicinarmi ai movimenti di sinistra e al comunismo”.
Cano è cresciuto come un immigrato a Madrid, Murcia e Saragoza. Ha studiato
musica, ha trascorso del tempo nell’esercito spagnolo e fondato il Movimento
dei Giovani Comunisti Murcianos. Quando la guerra è cominciata in Ucraina ha
organizzato dalla Spagna manifestazioni a favore dei separatisti, ma sentiva
che non era sufficiente, quindi ha viaggiato in Russia, dove ha illegalmente
attraversato il confine con l’Ucraina e si è arruolato nella milizia comunista
del Donbass dove già da alcuni mesi altri stranieri impugnano le armi
note
(1) http://popoffquotidiano.it/2015/07/26/video-limpatto-solo-mediatico-dei-fascisti-nel-donbass/
(2)
http://www.resistenze.org/sito/te/po/uc/poucee20-014524.htm
(3)
http://www.resistenze.org/sito/te/po/uc/poucee21-014528.htm
(4) https://www.facebook.com/1464626327135220/photos/a.1464626383801881.1073741825.1464626327135220/1643708952560289/?type=1&theater